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Lavorazione dal Massello CNC: Perché le Pompe in Plastica Lavorate dal Pieno Sono Superiori

Nel mondo delle pompe e degli agitatori in materiale termoplastico destinati ad ambienti corrosivi esistono due approcci produttivi fondamentalmente diversi: lo stampaggio a iniezione e la lavorazione dal massello su centri di lavoro CNC. La maggior parte dei costruttori sceglie lo stampaggio perché è più economico e più rapido quando si producono grandi volumi. I corpi pompa, le giranti e gli alberi escono da uno stampo in pochi secondi, pronti per l’assemblaggio.

Nuova Darimpianti ha scelto la direzione opposta. Ogni singolo componente delle pompe e degli agitatori prodotti nello stabilimento di Flero, in provincia di Brescia, viene ricavato da blocchi pieni di materiale termoplastico — polipropilene (PP), PVC e PVDF — mediante fresatura e tornitura su centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi. Non si tratta di una scelta di marketing: è una decisione tecnica con conseguenze misurabili sulla resistenza meccanica, sulla durata in servizio, sulla precisione dimensionale e sull’affidabilità complessiva del prodotto.

Questa scelta produttiva si applica all’intera gamma: le pompe centrifughe orizzontali serie PMC-1 e serie PMC-2, le pompe a trascinamento magnetico serie HTM, le pompe verticali serie VSK, VGA, VL, EVFA-N, e tutti gli agitatori — veloci (serie EV, EVK, EVL, KVL), lenti (serie EVR, EVRK, EVRL, KVRL) e laterali (LVO, LRO). In questo articolo analizziamo perché la lavorazione dal massello CNC produce componenti superiori e quali vantaggi concreti offre a chi opera in ambienti chimici aggressivi.

Stampaggio a iniezione vs lavorazione dal massello: le differenze fondamentali

Per comprendere perché i due metodi producono risultati profondamente diversi occorre esaminare cosa accade al materiale durante ciascun processo. La differenza non è solo di forma o di precisione: riguarda la struttura stessa del polimero a livello molecolare.

Il processo di stampaggio a iniezione

Nello stampaggio a iniezione il materiale termoplastico viene fuso e iniettato ad alta pressione all’interno di uno stampo metallico. Il polimero fuso fluisce attraverso canali di alimentazione (gate), riempie la cavità dello stampo e si solidifica per raffreddamento a contatto con le pareti metalliche. Il ciclo è rapido — da 30 secondi a pochi minuti — e il pezzo esce con la forma definitiva. Questo processo, efficiente per la produzione in serie, introduce però nel pezzo una serie di problemi strutturali:

  • Tensioni interne residue. Le pareti esterne si solidificano per prime a contatto con lo stampo freddo, mentre il nucleo resta fuso più a lungo. Questa solidificazione differenziale genera tensioni che restano “congelate” nel pezzo finito — invisibili, ma critiche in presenza di agenti chimici aggressivi.
  • Orientazione molecolare anisotropa. Il polimero fuso orienta le catene molecolari nella direzione del flusso. Il pezzo finito non è isotropo: le proprietà meccaniche e la resistenza chimica variano a seconda della direzione.
  • Linee di giunzione e segni di iniezione. Dove i fronti di flusso si ricongiungono si formano linee di giunzione (weld line) con adesione molecolare inferiore. Il punto di iniezione (gate mark) è un’altra zona di discontinuità. Entrambi sono punti deboli dal punto di vista meccanico e chimico.
  • Porosità e micro-vuoti. Il ritiro volumetrico durante il raffreddamento può generare micro-vuoti interni, specialmente nelle sezioni più spesse, riducendo la resistenza meccanica e creando vie di penetrazione per le sostanze chimiche.
  • Tolleranze dimensionali tipicamente nell’ordine di ±0,3-0,5 mm, limitate dal ritiro del materiale e dalla precisione dello stampo.

Il processo di lavorazione dal massello CNC

La lavorazione dal massello CNC parte da un materiale radicalmente diverso: blocchi, lastre o barre di materiale termoplastico estruso o pressato, forniti da produttori specializzati europei (Simona, Ensinger, Rochling). Questi semilavorati vengono prodotti mediante estrusione in condizioni controllate e sottoposti a trattamenti di distensione. Il materiale risultante è omogeneo, isotropo e privo di tensioni interne significative.

Il blocco viene fissato sul centro di lavoro CNC e ogni superficie, cavità e profilo viene ricavato per asportazione di truciolo. Il centro di lavoro segue un programma numerico che definisce ogni movimento con precisione micrometrica. Il risultato è un componente con tolleranze di ±0,05-0,1 mm — da cinque a dieci volte più precise rispetto allo stampaggio a iniezione.

Il punto fondamentale è che la lavorazione meccanica non modifica la struttura del materiale. Non c’è fusione, non c’è flusso orientato, non ci sono linee di giunzione. Il pezzo finito conserva intatte le proprietà del blocco di partenza: isotopia, assenza di tensioni interne, omogeneità strutturale su tutta la sezione.

Vantaggi tecnici misurabili della lavorazione dal massello

La superiorità della lavorazione dal massello CNC non è un’affermazione generica: si manifesta in vantaggi specifici e misurabili che hanno un impatto diretto sulle prestazioni e sulla durata dei componenti in ambienti corrosivi.

Assenza di tensioni interne e resistenza allo stress cracking ambientale

Il cedimento per stress cracking ambientale (Environmental Stress Cracking, ESC) è la prima causa di guasto dei componenti termoplastici esposti a sostanze chimiche aggressive. L’ESC si verifica quando un materiale sottoposto a tensioni meccaniche — anche modeste — viene simultaneamente esposto a un agente chimico che ne accelera la fessurazione. Le tensioni residue dello stampaggio a iniezione forniscono esattamente quel carico meccanico costante che innesca il processo.

In un corpo pompa stampato in polipropilene esposto a un acido a temperatura variabile — come nelle vasche galvaniche riscaldate e raffreddate ciclicamente — le tensioni residue si sommano alle tensioni termiche generate dai cicli di temperatura. Il risultato è la formazione progressiva di micro-fessure che si propagano fino al cedimento del componente.

I componenti lavorati dal massello CNC, partendo da blocchi estrusi e distesi, non presentano tensioni interne significative. In assenza del carico meccanico che innesca l’ESC, la resistenza chimica del materiale si esprime appieno. Il risultato pratico è una durata in servizio drasticamente superiore. Per chi opera con pompe per acidi corrosivi, questa differenza è determinante.

Precisione dimensionale e rendimento idraulico

La geometria della girante — angoli delle pale, profilo del canale, giochi tra girante e cassa spirale — determina direttamente il rendimento idraulico della pompa. Tolleranze più strette si traducono in un rendimento più elevato. Per approfondire il rapporto tra geometria e prestazioni, si veda la guida al dimensionamento pompe centrifughe.

Con tolleranze di ±0,05-0,1 mm ottenibili dalla lavorazione CNC, la girante riproduce fedelmente il profilo idraulico progettato. Le conseguenze sono concrete: la prevalenza e la portata reali corrispondono alle curve di catalogo, il consumo energetico si riduce a parità di prestazioni, e le vibrazioni diminuiscono grazie alla migliore equilibratura della girante — con effetti positivi sulla durata di cuscinetti, tenute e accoppiamenti.

Resistenza chimica omogenea su tutta la superficie

Un componente stampato presenta inevitabilmente zone con proprietà diverse: punto di iniezione, linee di giunzione, aree con orientazione molecolare sfavorevole, zone con micro-porosità. Ciascuna ha una resistenza chimica inferiore rispetto al materiale in condizioni ideali.

In un componente lavorato dal massello CNC non esistono queste discontinuità. La resistenza chimica pubblicata nelle tabelle di compatibilità dei materiali termoplastici — PP, PVC e PVDF — si applica uniformemente a tutta la superficie. Questa uniformità è particolarmente importante per il PVDF: un componente stampato con difetti strutturali può cedere dove il PVDF “dovrebbe” resistere, vanificando l’investimento nel materiale più costoso della gamma.

Flessibilità progettuale e componenti su misura

Lo stampaggio a iniezione richiede uno stampo metallico il cui costo può raggiungere decine di migliaia di euro, ammortizzabile solo su grandi volumi. Modificare il progetto significa rifare lo stampo.

Con la lavorazione dal massello CNC il “costo dello stampo” non esiste. Se un impianto richiede un corpo pompa con attacchi non standard, una girante speciale o un agitatore fuori catalogo, il componente viene semplicemente programmato e lavorato. I prototipi si realizzano rapidamente, le modifiche progettuali si implementano senza costi di riattrezzaggio, e le piccole serie diventano economicamente accessibili. Per le applicazioni industriali, dove i volumi sono tipicamente bassi e le esigenze spesso specifiche dell’impianto, questa flessibilità è un vantaggio operativo fondamentale.

L’impatto sulla durata delle pompe in ambienti corrosivi

I vantaggi tecnici della lavorazione dal massello si traducono in una differenza concreta nella durata in servizio delle pompe impiegate in ambienti chimici aggressivi.

Corpo pompa: stress cracking vs integrità strutturale. Un corpo pompa stampato in polipropilene, impiegato in servizio ciclico con acidi a temperatura variabile — come nell’industria galvanica — può sviluppare fessure da stress cracking dopo 12-18 mesi. Un corpo pompa in PP lavorato dal massello CNC, nelle medesime condizioni, offre una durata tipica di 3-5 anni o superiore, perché l’assenza di tensioni interne elimina il fattore scatenante dell’ESC.

Sedi di tenuta: precisione e affidabilità. Le sedi di tenuta lavorate al CNC garantiscono la geometria e la finitura superficiale necessarie per un funzionamento affidabile — minore frequenza di perdite, maggiore durata delle tenute e riduzione dei fermi impianto. Questo vale sia per le tenute meccaniche delle pompe orizzontali PMC-1 e PMC-2, sia per le tenute a labbro delle pompe verticali.

Giranti: equilibratura e durata dei cuscinetti. Una girante CNC presenta uno squilibrio residuo minimo. La riduzione delle vibrazioni prolunga significativamente la vita di cuscinetti, tenute e accoppiamenti, poiché la durata dei cuscinetti segue una relazione esponenziale con il carico applicato.

Costo totale di proprietà. Il prezzo di acquisto è superiore del 20-40% rispetto a una pompa con componenti stampati. Tuttavia, una pompa che dura tre-quattro volte di più, riduce i fermi impianto, consuma meno energia e richiede meno manutenzione sulle tenute risulta significativamente meno costosa nel ciclo di vita complessivo. Per chi gestisce impianti dove un fermo non programmato costa migliaia di euro all’ora, il calcolo è chiaro.

L’impatto sugli agitatori

Le stesse considerazioni si applicano agli agitatori industriali per ambienti corrosivi, con specificità legate alla geometria e alle condizioni operative. Per un quadro completo si veda la guida agli agitatori per galvanica.

Pale della girante: uniformità di spessore e angolo. Un agitatore con pale stampate presenta variazioni di spessore dovute al ritiro differenziale e deformazioni da tensioni interne. Le pale lavorate dal massello CNC riproducono la geometria progettata con fedeltà millimetrica, garantendo prestazioni di miscelazione costanti e prevedibili — essenziale quando il processo richiede distribuzione uniforme di temperatura o concentrazione.

Albero: rettilineità e concentricità. Gli agitatori a stelo lungo — serie EVL, EVRL, KVL — presentano alberi di diversi metri. Un albero anche leggermente eccentrico genera vibrazioni che si amplificano con la lunghezza, compromettendo tenute, cuscinetti e struttura di supporto. La tornitura CNC garantisce la rettilineità necessaria anche sugli alberi più lunghi.

Mozzo e sede della chiavetta. La precisione della sede della chiavetta e del foro del mozzo determina la qualità della trasmissione di coppia. Un accoppiamento impreciso genera gioco, fretting e concentrazione di tensioni che possono portare alla rottura del mozzo. La lavorazione CNC produce le tolleranze necessarie per un accoppiamento ottimale.

Resistenza chimica nella zona dei fumi. Le zone esposte a fumi e spruzzi sopra il livello del liquido subiscono un attacco particolarmente aggressivo: le sostanze chimiche condensano e si concentrano per evaporazione. I componenti lavorati dal massello, con superfici integre e prive di difetti, resistono significativamente meglio in queste condizioni critiche.

Il processo produttivo Nuova Darimpianti

Il ciclo produttivo che trasforma un blocco di materiale termoplastico in un componente finito segue un processo rigoroso e tracciabile.

Materia prima certificata. I blocchi di PP, PVC e PVDF provengono da fornitori europei qualificati. Ogni lotto è accompagnato da un certificato di conformità che attesta composizione, proprietà meccaniche e idoneità all’impiego chimico. La scelta del grado specifico del materiale è parte integrante della progettazione: non tutti i gradi di polipropilene o PVDF sono equivalenti in termini di resistenza chimica e lavorabilità.

Centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi. Lo stabilimento di Flero dispone di centri di lavoro CNC che consentono la lavorazione di geometrie complesse in un unico piazzamento, riducendo gli errori di riposizionamento. I programmi vengono generati via software CAM a partire dai modelli 3D.

Controllo qualità dimensionale. Ogni componente viene verificato dimensionalmente al termine della lavorazione. Le dimensioni critiche — sedi di tenuta, diametri di accoppiamento, profili idraulici — vengono misurate e confrontate con le tolleranze di progetto. I componenti fuori tolleranza vengono scartati.

Assemblaggio e collaudo. Ogni pompa e ogni agitatore viene assemblato e collaudato prima della spedizione. Le pompe sono sottoposte a prove che verificano portata, prevalenza, assorbimento e assenza di perdite. Gli agitatori vengono controllati per vibrazioni e runout dell’albero.

Tracciabilità. Tutti i modelli della gamma — pompe PMC-1, PMC-2, HTM, VSK, VGA, VL, EVFA-N e tutti gli agitatori delle serie EV, EVK, EVL, KVL, EVR, EVRK, EVRL, KVRL, LVO e LRO — sono accompagnati da documentazione che consente di risalire al lotto di materiale e alle verifiche effettuate.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra una pompa stampata e una lavorata dal massello?

Una pompa stampata a iniezione è prodotta iniettando plastica fusa in uno stampo metallico: il processo è rapido ma introduce tensioni interne residue, orientazione molecolare anisotropa, linee di giunzione e possibili micro-porosità. Una pompa lavorata dal massello CNC è ricavata da un blocco pieno di termoplastico estruso, privo di tensioni interne. Il risultato è un componente strutturalmente omogeneo, dimensionalmente più preciso (tolleranze ±0,05-0,1 mm contro ±0,3-0,5 mm) e significativamente più resistente allo stress cracking ambientale.

La lavorazione dal massello costa di più?

Il costo di acquisto iniziale è superiore del 20-40%. Tuttavia, il costo totale di proprietà nel ciclo di vita è inferiore: la durata è da tre a cinque volte maggiore, i fermi impianto sono meno frequenti, il rendimento idraulico superiore riduce il consumo energetico e le tenute durano di più. Per le applicazioni in ambienti corrosivi, dove un fermo non programmato ha un costo elevato, l’investimento iniziale si ripaga ampiamente.

Quali materiali lavora Nuova Darimpianti?

Nuova Darimpianti lavora tre famiglie di materiali termoplastici: polipropilene (PP), con eccellente resistenza ad acidi e alcali fino a 80-90 °C; cloruro di polivinile (PVC), indicato per acidi minerali a temperatura ambiente e applicazioni che richiedono rigidità strutturale; polivinilidenfluoruro (PVDF), resistente a quasi tutti i prodotti chimici fino a 120-130 °C, la scelta obbligata per i servizi più aggressivi.

Quanto dura una pompa lavorata dal massello rispetto a una stampata?

In condizioni operative tipiche con cicli termici in ambienti corrosivi, un corpo pompa in PP lavorato dal massello CNC offre una durata di 3-5 anni o superiore, mentre un corpo stampato può sviluppare stress cracking dopo 12-18 mesi. Il fattore determinante è l’assenza di tensioni interne, che elimina la causa principale dello stress cracking ambientale. In servizi meno gravosi la differenza può essere meno marcata, ma il componente lavorato dal massello resta strutturalmente superiore.

Nuova Darimpianti può realizzare pezzi su misura?

Questa è una delle applicazioni in cui la lavorazione dal massello CNC offre il vantaggio più evidente. Non essendo necessario alcuno stampo, Nuova Darimpianti può realizzare componenti su misura — corpi pompa con attacchi speciali, giranti con geometrie non standard, agitatori fuori catalogo — modificando il programma CNC. Il costo aggiuntivo è limitato alla programmazione e al tempo macchina. I tempi di consegna sono comparabili ai prodotti standard.

La scelta tecnicamente corretta per il servizio chimico

La lavorazione dal massello CNC non è un lusso e non è un vezzo produttivo. È la risposta tecnicamente corretta alla domanda: come si produce un componente in materiale termoplastico destinato a funzionare in modo affidabile in un ambiente chimico aggressivo per anni?

Lo stampaggio a iniezione è un processo eccellente per molte applicazioni — ma non per componenti critici esposti a corrosione chimica, cicli termici e sollecitazioni meccaniche continue. Le tensioni interne, l’anisotropia, le linee di giunzione e le micro-porosità che lo stampaggio introduce nel pezzo sono incompatibili con le esigenze di affidabilità e durata del servizio chimico industriale.

Nuova Darimpianti ha costruito l’intera propria gamma — pompe e agitatori, dal modello più piccolo al più grande — su questa convinzione tecnica. Il risultato sono prodotti che durano di più, funzionano meglio e costano meno nel ciclo di vita complessivo.

Se operate in ambienti corrosivi e cercate pompe e agitatori progettati per durare, contattate Nuova Darimpianti. Il nostro ufficio tecnico di Flero (Brescia) è a disposizione per analizzare le vostre esigenze, consigliare i materiali più adatti e fornire soluzioni su misura — con la garanzia che ogni componente sarà lavorato dal massello su centri CNC, perché è l’unico modo in cui sappiamo costruire.

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PP vs PVC vs PVDF – quale Materiale per Pompe e Agitatori

Come Scegliere il Materiale Giusto per Pompe e Agitatori

PP vs PVC vs PVDF

PP vs PVC vs PVDF: Come Scegliere il Materiale Giusto per Pompe e Agitatori

In un impianto chimico, la scelta del materiale non è una decisione secondaria — è la decisione che determina se la pompa o l’agitatore durerà anni oppure settimane. Un corpo pompa in polipropilene esposto ad acido nitrico concentrato si degrada in poche ore. Una girante in PVC utilizzata oltre 60°C si deforma sotto carico. Un investimento in PVDF dove basterebbe il PP è un costo inutile.

Ogni materiale termoplastico ha un campo di applicazione preciso, definito dalla combinazione di tre fattori: il tipo di agente chimico, la sua concentrazione e la temperatura operativa. Questa guida tecnica analizza in profondità le proprietà, i limiti e le applicazioni ideali dei tre principali polimeri utilizzati nella costruzione di pompe e agitatori per ambienti corrosivi: polipropilene (PP), cloruro di polivinile (PVC) e polivinilidene fluoruro (PVDF).

Confronto materiali PP PVC PVDF per pompe e agitatori chimici - Nuova Darimpianti

La struttura molecolare: perché materiali diversi resistono a sostanze diverse

Per comprendere le differenze di resistenza chimica tra PP, PVC e PVDF è utile partire dalla loro struttura molecolare, perché è la chimica del polimero che determina la sua vulnerabilità agli attacchi chimici.

Polipropilene (PP)

Il polipropilene è un polimero a catena idrocarburica con gruppi metilici laterali. La sua struttura è composta esclusivamente da carbonio e idrogeno, il che gli conferisce un’eccellente resistenza alle soluzioni acquose di acidi e basi, ma una scarsa resistenza ai solventi organici (che “sciolgono” le catene idrocarburiche simili) e agli agenti ossidanti forti (che rompono i legami C-H).

PVC (Cloruro di polivinile)

Il PVC sostituisce un atomo di idrogeno con un atomo di cloro in ogni unità ripetitiva. Il cloro conferisce al polimero una maggiore rigidità e una buona resistenza chimica a molti acidi e basi. Tuttavia, la presenza di cloro rende il PVC sensibile alla degradazione termica: sopra i 60°C il materiale inizia a perdere stabilità dimensionale e sopra i 70°C il degrado diventa rapido.

PVDF (Polivinilidene fluoruro)

Il PVDF sostituisce due atomi di idrogeno con due atomi di fluoro in ogni unità ripetitiva. Il legame carbonio-fluoro è uno dei più forti in chimica organica (energia di legame ~485 kJ/mol contro ~413 kJ/mol del legame C-H). Questa stabilità estrema del legame C-F è il motivo per cui il PVDF resiste ad acidi concentrati, solventi aggressivi e temperature elevate dove PP e PVC cedono.

Comprendere questa gerarchia molecolare spiega perché il PVDF costa di più: non è un semplice “upgrade” del PP, ma un materiale con una chimica fondamentalmente diversa e superiore in termini di inerzia chimica.

Polipropilene (PP): il cavallo di battaglia dell’industria chimica

Il polipropilene è il materiale termoplastico più diffuso nella costruzione di pompe e agitatori per fluidi corrosivi. Il motivo è semplice: offre un ottimo rapporto tra resistenza chimica e costo, coprendo la maggior parte delle applicazioni industriali standard.

Resistenza chimica del PP

Il polipropilene resiste in modo eccellente ad acidi inorganici diluiti (solforico fino al 70%, cloridrico fino al 30%, fosforico a tutte le concentrazioni), basi forti (idrossido di sodio e potassio a tutte le concentrazioni e temperature fino a 80°C), soluzioni saline (cloruri, solfati, nitrati), alcoli (metanolo, etanolo, isopropanolo) e acqua deionizzata e ultra-pura.

Limiti del PP

Il polipropilene non resiste ad acidi ossidanti forti come l’acido nitrico concentrato (>50%) e l’acido cromico, agenti ossidanti come acqua ossigenata concentrata (>30%) e ipoclorito ad alta concentrazione, solventi organici clorurati (diclorometano, cloroformio, tricloroetilene), idrocarburi aromatici (benzene, toluene, xilene) e alogeni liberi (cloro gassoso, bromo).

Proprietà meccaniche e termiche

La temperatura operativa massima del PP è di 80-90°C (a seconda del grado e dello stress meccanico). Il PP ha una buona resistenza all’impatto a temperatura ambiente ma diventa fragile sotto 0°C. La densità è di 0,90-0,91 g/cm³ (il più leggero tra i tre polimeri), il che rende i componenti facili da maneggiare.

Lavorabilità CNC

Il polipropilene è un materiale eccellente per la lavorazione dal massello. Si taglia facilmente, produce trucioli netti e non richiede lubrificazione durante la lavorazione. Le tolleranze raggiungibili sono eccellenti. Nuova Darimpianti utilizza il PP come materiale standard per corpi pompa, giranti e alberi agitatore lavorati su centri CNC a 3 e 5 assi.

Quando scegliere il PP

Il PP è la scelta corretta per acidi e basi diluiti a temperature moderate (< 80°C), vasche galvaniche con soluzioni standard, impianti di trattamento acque con reagenti non ossidanti, soluzioni di lavaggio e neutralizzazione e tutte le applicazioni dove il costo del materiale è un fattore determinante.

PVC: lo specialista delle basse temperature

Il PVC occupa una nicchia specifica: offre prestazioni comparabili al PP a temperatura ambiente, con un vantaggio distintivo nella resistenza all’ipoclorito di sodio e una rigidità superiore che lo rende ideale per componenti strutturali.

Resistenza chimica del PVC

Il PVC resiste in modo eccellente ad acidi inorganici diluiti e medi (solforico fino al 50%, cloridrico fino al 35%), ipoclorito di sodio a tutte le concentrazioni di uso industriale (è il materiale preferito per NaClO), basi diluite e medie, soluzioni saline e acqua di mare, e oli minerali e grassi.

Limiti del PVC

Il PVC non resiste a temperature superiori a 60°C (la temperatura è il suo limite principale), solventi organici (acetone, MEK, THF che lo sciolgono), idrocarburi clorurati, acidi concentrati a temperature anche moderate e ammine e ammoniaca concentrata.

Proprietà meccaniche e termiche

La temperatura operativa massima è di soli 60°C, un limite significativo per molti processi industriali. Tuttavia, il PVC ha una rigidità superiore a PP e PE-HD a temperatura ambiente, una buona resistenza alla fiamma (autoestinguente grazie al contenuto di cloro) e una densità di 1,35-1,45 g/cm³.

Quando scegliere il PVC

Il PVC è la scelta corretta per circuiti di dosaggio e stoccaggio di ipoclorito di sodio, impianti di trattamento acque potabili (dove l’NaClO è il disinfettante standard), scrubber per l’abbattimento fumi acidi a temperatura ambiente, vasche e serbatoi per soluzioni acide diluite in ambiente non riscaldato e applicazioni dove la rigidità del materiale è importante.

PVDF: la resistenza chimica senza compromessi

Il PVDF è il materiale premium per pompe e agitatori destinati alle applicazioni più aggressive. Il suo costo è 3-5 volte superiore al PP, ma in molte applicazioni è l’unica opzione tecnicamente valida.

Resistenza chimica del PVDF

Il PVDF resiste in modo eccellente ad acidi inorganici forti a qualsiasi concentrazione (solforico fino al 98%, cloridrico a qualsiasi concentrazione, nitrico fino al 65%), acidi organici (acetico, formico, ossalico), alogeni e acidi alogenati (acido fluoridrico, cloro gassoso umido, bromo), perossido di idrogeno a concentrazioni moderate, solventi organici polari (acetone, MEK — a differenza di PP e PVC) e miscele acide aggressive usate nella produzione di semiconduttori.

Limiti del PVDF

Il PVDF non resiste a basi forti concentrate (NaOH > 30% a temperature elevate — questa è la differenza critica con PP che invece resiste), ammine alifatiche (trietilammina, dietilammina), acido solforico fumante (oleum), alcuni solventi fortemente basici (DMF, DMSO in condizioni aggressive) e acido nitrico concentrato oltre il 65% a temperature elevate.

La scarsa resistenza alle basi forti è un aspetto spesso sottovalutato: per applicazioni con soda caustica concentrata a caldo, il PP è più sicuro del PVDF.

Proprietà meccaniche e termiche

La temperatura operativa massima è di 100-120°C (significativamente superiore a PP e PVC), con un’eccellente stabilità dimensionale sotto carico anche a temperature elevate. La densità è di 1,75-1,78 g/cm³ (il più pesante dei tre) e la resistenza meccanica è superiore a PP e PVC in tutto il range di temperatura.

Quando scegliere il PVDF

Il PVDF è la scelta obbligata per acidi concentrati a temperature elevate (>50°C), acido fluoridrico a qualsiasi concentrazione, applicazioni dove sono presenti agenti ossidanti forti, industria dei semiconduttori (requisiti di purezza estrema), processi farmaceutici con solventi aggressivi, pompe a trascinamento magnetico per fluidi altamente pericolosi e tutte le applicazioni dove la sicurezza non ammette compromessi.

Gli altri materiali: PE-HD e Ebanite

Oltre ai tre materiali principali, Nuova Darimpianti utilizza altri due polimeri per applicazioni specifiche.

PE-HD (Polietilene ad alta densità)

Il PE-HD ha una resistenza chimica molto simile al PP, ma offre una migliore resistenza allo stress cracking ambientale e una maggiore flessibilità a basse temperature. È la scelta preferita per applicazioni con acido fluoridrico diluito (dove il PP può presentare problemi di stress cracking) e per installazioni all’aperto in climi freddi.

Il limite principale del PE-HD è la bassa temperatura massima operativa (60-70°C) e la minore rigidità rispetto al PP, che ne limita l’uso in componenti sotto pressione.

Ebanite

L’Ebanite è una gomma naturale vulcanizzata ad alto contenuto di zolfo, con una resistenza chimica eccellente ad acido cloridrico a tutte le concentrazioni, acido fluoridrico e soluzioni saline aggressive. Viene utilizzata come rivestimento interno di pompe e serbatoi in applicazioni dove la combinazione di resistenza chimica e resilienza meccanica è critica.

Tabella di compatibilità chimica: i casi più comuni

La tabella seguente riassume la compatibilità dei tre materiali principali con i reagenti chimici più utilizzati nell’industria. La classificazione utilizza tre livelli: R (resistente — uso continuativo sicuro), PR (parzialmente resistente — verificare concentrazione e temperatura), NR (non resistente — non utilizzare).

Agente chimicoConc.Temp.PPPVCPVDF
Acido solforico<70%60°CRRR
Acido solforico70-98%60°CNRNRR
Acido solforico96%80°CNRNRR
Acido cloridrico<30%60°CRRR
Acido cloridrico37% (conc.)60°CPRPRR
Acido nitrico<30%40°CPRPRR
Acido nitrico>50%qualsiasiNRNRR
Acido fluoridrico<50%40°CPRNRR
Acido fluoridricoqualsiasi60°CNRNRR
Ipoclorito di sodio<15%40°CRRR
Ipoclorito di sodioconcentrato40°CPRRPR
Idrossido di sodio (NaOH)<50%80°CRPRR
Idrossido di sodio (NaOH)>50%80°CRNRPR
Perossido di idrogeno<30%40°CPRPRR
Perossido di idrogeno>30%40°CNRNRR
Acido cromicoqualsiasiqualsiasiNRNRR
Cloruro ferricoqualsiasi60°CRRR
Acetonepuro20°CNRNRR
Metanolopuro40°CRPRR
Cloroformiopuro20°CNRNRPR

Nota importante: questa tabella è una guida orientativa. La resistenza chimica dipende dalla combinazione specifica di concentrazione, temperatura, durata dell’esposizione e stress meccanico. Per applicazioni critiche, consultare sempre le tabelle complete del produttore e richiedere un test di compatibilità.

Tabella resistenza chimica PP PVC PVDF per acidi industriali

Il metodo di fabbricazione: perché la lavorazione dal massello fa la differenza

La scelta del materiale è condizione necessaria ma non sufficiente per una pompa o un agitatore affidabile. Il metodo con cui il materiale viene trasformato nel componente finito influenza significativamente le sue prestazioni.

I limiti dello stampaggio

La maggior parte dei produttori di pompe e agitatori in plastica utilizza lo stampaggio a iniezione o il roto-stampaggio. Questi processi hanno vantaggi economici per grandi volumi, ma introducono potenziali problemi: le tensioni interne residue generate dal raffreddamento non uniforme possono causare fessurazione sotto stress chimico (Environmental Stress Cracking), gli spessori non uniformi creano punti deboli dove il materiale cede prima, e le linee di giunzione (weld lines) nel materiale stampato sono zone a resistenza ridotta.

Il vantaggio della lavorazione dal massello CNC

Nuova Darimpianti produce tutti i componenti critici (corpi pompa, giranti, alberi agitatore, bicchieri di contenimento) mediante lavorazione dal massello su centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi. Questo significa che ogni pezzo viene ricavato da una barra o una lastra piena di materiale estruso, che per definizione è privo di tensioni termiche da stampaggio.

I vantaggi sono l’assenza totale di tensioni interne residue (il fattore principale nello stress cracking), il controllo preciso degli spessori (±0,1 mm su tutte le superfici), l’assenza di linee di giunzione e punti deboli, la possibilità di ottimizzare la geometria senza i vincoli dello stampo e la tracciabilità completa del lotto di materiale utilizzato.

In applicazioni con acidi concentrati a temperatura elevata, dove il materiale è sollecitato chimicamente e meccanicamente al massimo livello, la differenza tra un pezzo stampato e uno lavorato dal massello può significare anni di vita utile aggiuntivi.

Lavorazione dal massello CNC di corpo pompa in PVDF

Come scegliere: l’albero decisionale pratico

Per semplificare la selezione, ecco un percorso logico in quattro domande.

Domanda 1: Il fluido è un acido ossidante forte (nitrico, cromico) o un solvente organico? Se sì → PVDF è la scelta obbligata. Se no → procedi alla domanda 2.

Domanda 2: La temperatura operativa supera 60°C? Se sì → escludi il PVC, scegli tra PP (fino a 80-90°C) e PVDF (fino a 100-120°C). Se no → procedi alla domanda 3.

Domanda 3: Il fluido è ipoclorito di sodio? Se sì → PVC è la scelta preferita. Se no → procedi alla domanda 4.

Domanda 4: L’acido è concentrato (>70% solforico, >37% cloridrico, qualsiasi concentrazione di HF)? Se sì → PVDF. Se no → PP (la scelta economica per la maggior parte delle applicazioni standard).

Questo schema decisionale copre circa l’80% delle applicazioni. Per i casi rimanenti (miscele multi-componente, condizioni cicliche, presenza simultanea di più agenti aggressivi) è necessaria un’analisi specifica che tenga conto di tutti i fattori.

Per approfondimenti sulle pompe in cui questi materiali vengono utilizzati, vedi serie HTM, serie PMC e la categoria pompe verticali. Per gli agitatori, vedi serie EV e serie EVR.

Domande frequenti

Il PVDF è sempre migliore del PP?

No. Il PVDF ha una resistenza chimica superiore nella maggior parte dei casi, ma il PP resiste meglio alle basi forti concentrate (NaOH > 30% a caldo). Inoltre, il costo del PVDF è 3-5 volte superiore al PP: usarlo dove il PP è perfettamente adeguato è uno spreco economico. La scelta corretta dipende sempre dal fluido specifico, dalla concentrazione e dalla temperatura.

Posso usare il PVC per acido solforico?

Sì, ma solo per soluzioni diluite (fino al 50%) a temperatura ambiente (massimo 60°C). Per concentrazioni superiori o temperature elevate, il PVC non è adatto. Per acido solforico concentrato, solo il PVDF offre una resistenza adeguata.

Come faccio a sapere se il mio fluido è compatibile con un determinato materiale?

Il primo passo è consultare le tabelle di compatibilità chimica del produttore. Tuttavia, queste tabelle si riferiscono a condizioni standard. Per applicazioni critiche (alte temperature, alte concentrazioni, miscele, cicli termici), è consigliabile richiedere un test di immersione sul materiale specifico nelle condizioni operative reali.

Perché Nuova Darimpianti non usa il PTFE (Teflon)?

Il PTFE ha una resistenza chimica praticamente universale, ma non è lavorabile dal massello come i termoplastici. Il PTFE non può essere fuso e iniettato come PP o PVDF: viene sinterizzato da polvere, un processo che limita le geometrie realizzabili. Nuova Darimpianti utilizza il PVDF perché offre una resistenza chimica quasi comparabile al PTFE ma con una lavorabilità CNC eccellente, permettendo la produzione di geometrie complesse come corpi pompa e giranti.

Il materiale dell'O-ring è importante quanto quello del corpo pompa?

Assolutamente sì. Una pompa con corpo in PVDF ma O-ring in materiale incompatibile perderà comunque. Le guarnizioni devono essere selezionate con la stessa attenzione del corpo pompa. Nuova Darimpianti utilizza guarnizioni in FPM (Viton), EPDM o PTFE a seconda del fluido di processo.

Il materiale giusto per ogni applicazione

La scelta del materiale per pompe e agitatori in ambienti corrosivi non è una questione di “migliore” o “peggiore” in assoluto, ma di adeguatezza alla specifica applicazione. Il PP copre la maggior parte delle esigenze industriali standard a un costo accessibile. Il PVC eccelle con l’ipoclorito e le applicazioni a bassa temperatura. Il PVDF è insostituibile dove servono resistenza chimica estrema e temperature elevate.

Nuova Darimpianti produce pompe centrifughe (serie PMC, HTM), pompe verticali (serie VSK, VGA, VL) e agitatori (serie EV, EVR, KVL, KVRL) in tutti e tre i materiali, oltre a PE-HD e Ebanite per applicazioni specifiche. Ogni componente è lavorato dal massello CNC per garantire la massima affidabilità e durata.

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    Come Scegliere Materiale e Tipologia

    Guida alla scelta delle pompe per acidi corrosivi

    Il trasferimento di acidi è una delle operazioni più critiche in qualsiasi impianto chimico, galvanico o farmaceutico. Una scelta sbagliata del materiale o della tipologia di pompa non comporta solo un guasto meccanico: può provocare sversamenti pericolosi, fermi impianto costosi e, nei casi peggiori, rischi per la sicurezza degli operatori.

    Il problema è che non esiste una pompa universale per tutti gli acidi. L’acido solforico concentrato al 98% richiede un approccio completamente diverso rispetto a una soluzione diluita di acido cloridrico al 5%. Temperatura, concentrazione, presenza di particelle solide e portata richiesta sono tutti fattori che influenzano la scelta.

    In questa guida tecnica analizziamo i criteri fondamentali per selezionare la pompa più adatta a ogni tipo di acido corrosivo, confrontando materiali termoplastici e tipologie costruttive.

    Perché le pompe metalliche non bastano per gli acidi

    Le pompe in acciaio inox (AISI 316) vengono spesso considerate la scelta “sicura” per applicazioni chimiche. In realtà, l’acciaio inossidabile ha limiti significativi quando si tratta di acidi:

    • L’acido cloridrico attacca l’acciaio inox già a concentrazioni molto basse, provocando corrosione per vaiolatura (pitting) che deteriora rapidamente la girante e il corpo pompa.
    • L’acido solforico concentrato a temperature superiori a 50°C causa corrosione generalizzata anche sui gradi più resistenti.
    • L’acido fluoridrico è incompatibile con qualsiasi lega a base di ferro.

    Inoltre, la corrosione metallica contamina il fluido pompato con ioni metallici, un problema inaccettabile nell’industria farmaceutica, nel trattamento delle acque potabili e nella produzione di semiconduttori.

    Per queste ragioni, le pompe in materiali termoplastici rappresentano la soluzione più affidabile e spesso più economica per il pompaggio di acidi corrosivi.

    I tre materiali termoplastici a confronto: PP, PVC e PVDF

    Polipropilene (PP)

    il materiale più versatile

    Il polipropilene è il materiale termoplastico più utilizzato nella costruzione di pompe per fluidi corrosivi, e per buone ragioni. Offre un’eccellente resistenza alla maggior parte degli acidi diluiti, alle soluzioni saline e alle basi, con una temperatura operativa massima di 80-90°C.

    Il PP è la scelta ideale per acidi e basi diluiti in ambiente non ossidante, soluzioni galvaniche a base di acido solforico diluito, soluzioni saline e bagni di decapaggio, e processi dove il costo del materiale è un fattore critico.

    Il limite principale del polipropilene è la scarsa resistenza agli agenti ossidanti forti (come l’acido nitrico concentrato e l’acqua ossigenata ad alta concentrazione) e ai solventi organici clorurati.

    PVC

    lo specialista delle basse temperature

    Il PVC offre una resistenza chimica simile al PP per molti acidi, con un vantaggio specifico: è il materiale d’elezione per l’ipoclorito di sodio, un reagente largamente usato nel trattamento acque e negli impianti galvanici.

    La temperatura operativa massima è però limitata a 60°C, il che ne restringe l’uso a processi a temperatura ambiente o leggermente superiore. Il PVC non è adatto a solventi organici e idrocarburi aromatici.

    Le applicazioni tipiche includono scrubber per l’abbattimento fumi, vasche di contenimento e circuiti di dosaggio di ipoclorito di sodio.

    PVDF

    la resistenza chimica superiore

    Il polivinilidene fluoruro è il materiale termoplastico più performante per applicazioni con acidi aggressivi. La presenza di atomi di fluoro nella catena polimerica garantisce legami chimici più stabili, offrendo una resistenza eccezionale agli acidi forti concentrati.

    Il PVDF resiste all’acido solforico fino al 98% di concentrazione, all’acido cloridrico a qualsiasi concentrazione, all’acido nitrico concentrato e agli agenti ossidanti forti. La temperatura operativa massima raggiunge i 100°C, con buona stabilità dimensionale sotto carico.

    Il costo superiore rispetto a PP e PVC è giustificato dalla maggiore durata in ambienti estremi e dalla riduzione dei fermi impianto per manutenzione.

    Il PVDF è la scelta obbligata per pompe a trascinamento magnetico che gestiscono acidi concentrati, trasferimento di acido solforico concentrato a temperatura elevata, processi farmaceutici dove la purezza è critica e applicazioni con acido fluoridrico.

    Tabella di confronto rapido

    Proprietà

    PP

    PVC

    PVDF

    Temp. max operativa

    80-90°C

    60°C

    100°C

    Acido solforico diluito

    Ottimo

    Buono

    Ottimo

    Acido solforico concentrato

    Scarso

    Scarso

    Ottimo

    Acido cloridrico

    Buono

    Buono

    Ottimo

    Acido nitrico

    Scarso

    Scarso

    Buono

    Ipoclorito di sodio

    Buono

    Ottimo

    Buono

    Solventi organici

    Scarso

    Scarso

    Discreto

    Costo relativo

    Basso

    Basso

    Alto

    Lavorabilità CNC

    Ottima

    Buona

    Buona

    Le tipologie di pompe per acidi: quale configurazione scegliere

    Pompe centrifughe orizzontali con tenuta meccanica

    Le pompe centrifughe orizzontali sono la tipologia più diffusa per il trasferimento di fluidi corrosivi. Il fluido entra assialmente nella girante e viene accelerato verso l’esterno per effetto della forza centrifuga, generando portata e prevalenza.

    La tenuta meccanica è il componente più critico: è il punto di contatto tra la parte rotante (albero) e quella fissa (corpo pompa), e deve impedire qualsiasi fuoriuscita di fluido. Le tenute singole sono adeguate per fluidi a bassa pericolosità, mentre la doppia tenuta flussata aggiunge una barriera di sicurezza con un liquido di sbarramento tra le due facce della tenuta.

    Le pompe della serie PMC di Nuova Darimpianti sono realizzate con corpo e girante lavorati dal massello (blocco pieno di polimero) su centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi, un metodo che garantisce tolleranze dimensionali superiori e una resistenza alle pressioni interne più elevata rispetto alle pompe ottenute per stampaggio. La serie PMC-1 monta una tenuta meccanica singola, mentre la serie PMC-2 è equipaggiata con doppia tenuta flussata per la massima sicurezza nel pompaggio di acidi concentrati e liquidi pericolosi.

    Pompe a trascinamento magnetico: zero perdite

    Le pompe a trascinamento magnetico eliminano completamente la tenuta meccanica. Il moto viene trasmesso dall’albero del motore alla girante attraverso una coppia di magneti separati da un bicchiere di contenimento stagno. Non c’è alcun contatto fisico tra la parte motrice e il fluido.

    Questa soluzione garantisce la totale assenza di perdite, un vantaggio decisivo quando si pompano acidi concentrati, solventi tossici o fluidi con tendenza alla cristallizzazione che danneggerebbe una tenuta meccanica tradizionale.

    La serie HTM di Nuova Darimpianti è una pompa centrifuga orizzontale a trascinamento magnetico disponibile in PP, PVC e PVDF, progettata specificamente per acidi forti, fluidi pericolosi e applicazioni dove la sicurezza è prioritaria.

    I limiti delle pompe magnetiche includono la sensibilità al funzionamento a secco (che può smagnetizzare i magneti) e una prevalenza generalmente inferiore rispetto alle pompe con tenuta meccanica a parità di potenza.

    Pompe verticali: ideali per installazione su vasca

    Le pompe verticali vengono installate direttamente sul bordo del serbatoio o della vasca, con l’albero e la girante immersi nel fluido. Questa configurazione elimina il problema della tenuta meccanica in quanto non c’è passaggio del fluido attraverso guarnizioni esterne.

    La serie VSK di Nuova Darimpianti è una pompa verticale a sbalzo senza boccole di guida: l’assenza di parti di strisciamento a contatto con il liquido riduce drasticamente l’usura, rendendola ideale per fluidi con solidi in sospensione o particelle abrasive.

    Le pompe verticali sono particolarmente adatte per vasche galvaniche, serbatoi di stoccaggio acidi, sistemi di ricircolo scrubber e applicazioni dove lo spazio a pavimento è limitato.

    Pompe da travaso per fusti

    Per lo svuotamento di fusti e contenitori, servono soluzioni portatili e maneggevoli. Le pompe da travaso in PP e PVDF permettono il trasferimento sicuro di acidi e basi da fusti industriali senza necessità di ribaltamento, riducendo il rischio di sversamenti.

    Come dimensionare la pompa: i parametri fondamentali

    La scelta del materiale e della tipologia non è sufficiente: la pompa deve essere correttamente dimensionata per le condizioni operative dell’impianto.

    I parametri chiave sono:

    • la portata, ovvero il volume di fluido da trasferire nell’unità di tempo, espressa in litri/minuto o metri cubi/ora
    • la prevalenza, cioè l’energia che la pompa deve fornire al fluido per vincere le perdite di carico del circuito e il dislivello geometrico, espressa in metri di colonna di liquido
    • e l’NPSH (Net Positive Suction Head), il parametro che determina se la pompa può aspirare il fluido senza che si verifichi cavitazione.

     

    La cavitazione è un fenomeno distruttivo che si verifica quando la pressione in aspirazione scende al di sotto della tensione di vapore del fluido, causando la formazione e il collasso violento di bolle di vapore sulla girante. In una pompa in plastica, la cavitazione può erodere la girante in tempi molto rapidi.

    Un errore comune è dimensionare la pompa considerando solo la potenza del motore in HP o kW. Il parametro critico è in realtà la coppia trasmessa all’albero, che determina la capacità della pompa di vincere la resistenza del fluido. Per fluidi viscosi o densi, una pompa con motore potente ma coppia insufficiente non funzionerà correttamente.

    Un errore comune è dimensionare la pompa considerando solo la potenza del motore in HP o kW. Il parametro critico è in realtà la coppia trasmessa all’albero, che determina la capacità della pompa di vincere la resistenza del fluido. Per fluidi viscosi o densi, una pompa con motore potente ma coppia insufficiente non funzionerà correttamente.

    Come dimensionare la pompa: i parametri fondamentali

    Per semplificare la scelta, ecco le combinazioni materiale-tipologia più comuni per i principali acidi industriali:

    • \Acido solforico (H₂SO₄):

    Per concentrazioni fino al 70% e temperature fino a 80°C la scelta è PP con pompa centrifuga orizzontale (serie PMC). Per concentrazioni superiori al 70% o temperature elevate è necessario il PVDF, preferibilmente con pompa a trascinamento magnetico (serie HTM) per eliminare il rischio di perdite.

    • \Acido cloridrico (HCl):

    A qualsiasi concentrazione il PVDF offre la migliore resistenza. Per soluzioni diluite a temperatura ambiente il PP è un’alternativa economica valida. La pompa verticale (serie VSK) è ideale per l’aspirazione diretta da vasca.

    • \Acido nitrico (HNO₃):

    Essendo un forte ossidante, l’acido nitrico attacca il PP. Il PVDF è il materiale d’obbligo per concentrazioni superiori al 40%. Per soluzioni diluite il PVC può essere adeguato fino a 60°C.

    • \Ipoclorito di sodio (NaClO):

    Il PVC è il materiale preferito per l’ipoclorito di sodio. Pompe verticali per il dosaggio da serbatoi di stoccaggio o pompe orizzontali PMC per circuiti di distribuzione.

    • \Acido fluoridrico (HF):

    Richiede esclusivamente PVDF con pompa a trascinamento magnetico (serie HTM) per la massima sicurezza. L’acido fluoridrico è altamente tossico e nessuna perdita è accettabile.

    Il vantaggio della lavorazione dal massello

    Un aspetto spesso sottovalutato nella scelta di una pompa per acidi è il metodo di fabbricazione del corpo pompa. La maggior parte dei produttori utilizza lo stampaggio a iniezione o il roto-stampaggio, processi che possono introdurre tensioni interne nel materiale e spessori non uniformi.

    Nuova Darimpianti produce i corpi pompa mediante lavorazione dal massello: ogni componente viene ricavato da un blocco pieno di polimero su centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi.

    Questo metodo garantisce l’assenza di tensioni interne residue, tolleranze dimensionali di precisione millimetrica, spessori uniformi e controllati in ogni punto del corpo pompa e una resistenza alle pressioni interne superiore rispetto ai pezzi stampati.

    Il risultato è una pompa più robusta, più precisa e con una vita utile più lunga, particolarmente in applicazioni con acidi concentrati dove le sollecitazioni chimiche sono al massimo livello.

    Domande frequenti

    Quale materiale è migliore per l'acido solforico: PP o PVDF?

    Dipende dalla concentrazione. Il PP resiste bene fino al 70% circa a temperatura ambiente. Per concentrazioni superiori o temperature elevate, il PVDF è indispensabile per la sua superiore resistenza chimica ai forti ossidanti.

    Le pompe a trascinamento magnetico possono funzionare a secco?

    No, il funzionamento a secco è il principale rischio per le pompe magnetiche. L’assenza di fluido che lubrifica e raffredda i cuscinetti interni può causare il surriscaldamento e la smagnetizzazione dei magneti. È essenziale prevedere protezioni contro il marcia a secco.

    Ogni quanto va sostituita la tenuta meccanica su una pompa per acidi?

    La durata della tenuta dipende dal tipo di fluido, dalla temperatura e dal ciclo operativo. In condizioni tipiche, una tenuta meccanica su pompa per acidi dura da 6 a 18 mesi. Con la serie PMC-2 a doppia tenuta flussata, la barriera del liquido di sbarramento prolunga significativamente la vita della tenuta.

    Cosa succede se scelgo il materiale sbagliato?

    La corrosione chimica può manifestarsi come rigonfiamento del polimero, fessurazione da stress cracking, perdita di resistenza meccanica o, nei casi peggiori, rottura improvvisa del corpo pompa con sversamento del fluido. Per questo è fondamentale consultare le tabelle di compatibilità chimica prima di selezionare il materiale.

    Nuova Darimpianti può realizzare pompe su misura?

    Sì. Grazie alla produzione dal massello CNC, Nuova Darimpianti realizza pompe con configurazioni personalizzate in termini di materiale, dimensioni, attacchi e accessori. Ogni pompa può essere progettata sulle specifiche esigenze dell’impianto.

    Scegli la pompa giusta per il tuo processo

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    La selezione corretta di una pompa per acidi corrosivi richiede un’analisi attenta di quattro fattori: il tipo di acido e la sua concentrazione, la temperatura operativa, la portata e la prevalenza necessarie, e il livello di sicurezza richiesto.

    Nuova Darimpianti progetta e produce pompe centrifughe orizzontali (serie PMC-1 e PMC-2), pompe a trascinamento magnetico (serie HTM) e pompe verticali (serie VSK, VGA, VL) in PP, PVC e PVDF, tutte lavorate dal massello con tecnologia CNC.