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Come Scegliere un Agitatore Industriale

Come Scegliere un Agitatore Industriale

Come Scegliere un Agitatore Industriale

Guida pratica al dimensionamento

Come Scegliere un Agitatore Industriale: Guida Pratica al Dimensionamento

Scegliere un agitatore industriale non significa semplicemente acquistare un motore con un’elica. Un agitatore sottodimensionato lascerà zone morte nel serbatoio dove il prodotto non viene miscelato, causando difetti di processo.

Un agitatore sovradimensionato consumerà energia inutile, genererà vibrazioni eccessive e ridurrà la vita utile dei cuscinetti e dell’albero.

Il dimensionamento corretto richiede un’analisi sistematica che parte dalle proprietà del fluido e dalle condizioni di processo per arrivare alla scelta della girante, della velocità di rotazione e della potenza del motore. In questa guida tecnica analizziamo ogni passaggio del processo di selezione, con riferimento alle serie di agitatori prodotte da Nuova Darimpianti per ambienti corrosivi.

Agitatore industriale serie EVR montato su vasca per ambienti corrosivi - Nuova Darimpianti

Punto di partenza: cosa deve fare l’agitatore

Prima di parlare di giranti e motori, è fondamentale definire con precisione l’obiettivo del processo di agitazione. Operazioni diverse richiedono approcci molto differenti.

La miscelazione omogenea (blending) è l’operazione più comune: si tratta di uniformare la composizione di un liquido all’interno del serbatoio, tipicamente dopo l’aggiunta di un reagente. Richiede una buona circolazione del volume totale con turbolenza moderata.

La sospensione di solidi (solid suspension) richiede che l’agitatore generi una velocità del fluido sufficiente a impedire che le particelle solide si depositino sul fondo del serbatoio. La potenza necessaria dipende dalla densità e dalla granulometria delle particelle.

La dispersione gas-liquido (gas dispersion) si applica a processi come l’aerazione nei trattamenti biologici o le reazioni chimiche con gas reagenti. Richiede giranti ad alta turbolenza capaci di rompere le bolle di gas in microbolle per massimizzare la superficie di scambio.

Il trasferimento di calore richiede che l’agitatore mantenga un flusso costante lungo le pareti del serbatoio dove sono installate le serpentine o le camicie di raffreddamento/riscaldamento.

L’emulsificazione (creazione di emulsioni stabili liquido-liquido) richiede elevate forze di taglio (shear) per ridurre le dimensioni delle gocce della fase dispersa.

Definire chiaramente l’obiettivo è il primo passo: da esso dipendono il tipo di flusso necessario, la girante più adatta e la potenza richiesta.

Le proprietà del fluido che determinano la scelta

Le due proprietà fisiche che più influenzano il dimensionamento di un agitatore sono la viscosità e la densità del fluido.

Viscosità: il parametro dominante

La viscosità misura la resistenza interna del fluido allo scorrimento. Un fluido a bassa viscosità come l’acqua (1 cP) si comporta in modo radicalmente diverso da un olio pesante (10.000 cP) o da una resina (100.000 cP).

Per fluidi a bassa viscosità (1-100 cP), come soluzioni acquose, acidi diluiti e solventi, il regime di flusso è facilmente turbolento e l’agitazione è relativamente semplice. Sono sufficienti giranti veloci di piccolo diametro (rapporto D/T tra 0,2 e 0,4, dove D è il diametro della girante e T il diametro del serbatoio).

Per fluidi a media viscosità (100-10.000 cP), come sospensioni concentrate, emulsioni e soluzioni polimeriche, il regime transitorio rende la miscelazione più complessa. Servono giranti di diametro maggiore (D/T tra 0,4 e 0,6) e velocità intermedie.

Per fluidi ad alta viscosità (oltre 10.000 cP), come paste, gel, colle e resine, il regime è laminare e le giranti convenzionali diventano inefficaci. Servono giranti a grande diametro che si avvicinano alle pareti del serbatoio (D/T tra 0,6 e 0,95), come le ancore o i nastri elicoidali, che operano a velocità molto basse.

Densità: l’effetto sulla potenza

La densità del fluido (espressa in kg/m³) influenza direttamente la potenza assorbita dall’agitatore. A parità di tutti gli altri parametri, raddoppiare la densità raddoppia la potenza necessaria. Per acidi concentrati (densità 1.400-1.840 kg/m³ per l’acido solforico) la potenza richiesta è significativamente superiore rispetto a soluzioni acquose.

Comportamento reologico

Molti fluidi industriali non hanno una viscosità costante: sono fluidi non-newtoniani. Alcuni diventano meno viscosi quando vengono agitati (fluidi pseudoplastici o shear-thinning), altri diventano più viscosi (fluidi dilatanti o shear-thickening), altri ancora hanno una soglia di scorrimento che deve essere superata prima che il fluido si muova (fluidi plastici di Bingham). Conoscere il comportamento reologico è essenziale per dimensionare correttamente l’agitatore.

Il numero di Reynolds rotazionale: la bussola del dimensionamento

Il parametro che lega le proprietà del fluido alle condizioni operative dell’agitatore è il numero di Reynolds rotazionale, definito come:

Re = (ρ × N × D²) / μ

dove ρ è la densità del fluido (kg/m³), N la velocità di rotazione della girante (giri/secondo), D il diametro della girante (m) e μ la viscosità dinamica del fluido (Pa·s).

Il numero di Reynolds determina il regime fluidodinamico all’interno del serbatoio. Per Re < 10 il regime è laminare: il fluido si muove in strati ordinati e la miscelazione avviene principalmente per diffusione molecolare. Per 10 < Re < 10.000 il regime è transitorio: coesistono zone laminari e turbolente, la miscelazione è irregolare. Per Re > 10.000 il regime è pienamente turbolento: la miscelazione è rapida ed efficiente, con un trasferimento di massa e calore ottimale.

L’obiettivo del dimensionamento è scegliere la combinazione girante-velocità che porta il numero di Reynolds nel regime desiderato per il processo specifico. Per la miscelazione omogenea in ambiente turbolento, Re > 10.000 è il target minimo.

Tipi di girante: flusso assiale, radiale e tangenziale

La girante è il cuore dell’agitatore. La sua geometria determina il tipo di flusso generato nel serbatoio e, di conseguenza, l’efficacia del processo di miscelazione.

Giranti a flusso assiale

Le giranti a flusso assiale spingono il fluido parallelamente all’asse dell’agitatore, generando un grande circuito di ricircolo che coinvolge l’intero volume del serbatoio. Sono le più efficienti per la miscelazione omogenea e la sospensione di solidi, perché spostano grandi volumi di fluido con un consumo energetico relativamente basso.

Le tipologie principali includono l’elica marina tripala, la scelta classica per fluidi a bassa e media viscosità. La serie EV di Nuova Darimpianti monta giranti elica tripala marina in PP, PVC o PVDF per applicazioni in ambienti corrosivi, con velocità di rotazione fino a 1.400 rpm. È l’agitatore veloce per eccellenza, ideale per vasche di miscelazione, neutralizzazione e diluizione di acidi e basi.

Le giranti a pale inclinate (pitched blade) combinano un componente assiale predominante con un componente radiale, offrendo versatilità in applicazioni che richiedono sia circolazione che un certo grado di turbolenza localizzata.

Giranti a flusso radiale

Le giranti a flusso radiale spingono il fluido perpendicolarmente all’asse dell’agitatore, verso le pareti del serbatoio. Generano elevate forze di taglio (shear) nella zona immediatamente circostante la girante, rendendole ideali per la dispersione gas-liquido, l’emulsificazione e la dissoluzione di solidi.

La girante Cowles (o disco dentato) è un disco con dentatura perimetrale che genera un’intensa zona di shear. È la scelta preferita per la dispersione di pigmenti in vernici, la preparazione di emulsioni e la miscelazione di fluidi con viscosità molto diverse. La serie EVK di Nuova Darimpianti monta un’elica marina tripala; per applicazioni dove è necessaria un’alta forza di taglio in ambienti corrosivi, la girante Cowles (cowless) è disponibile sulle serie EVL e KVL e sugli agitatori laterali LVO.

Le turbine a pale piatte (flat blade turbine, tipo Rushton) generano un flusso radiale intenso e sono lo standard per la dispersione gas-liquido in reattori chimici e bioreattori.

Giranti per alta viscosità

Per fluidi ad alta viscosità, le giranti convenzionali (assiali e radiali) non riescono a generare un flusso adeguato perché la turbolenza non si propaga lontano dalla girante. In questi casi si utilizzano giranti a grande diametro come le ancore e i nastri elicoidali, che operano a velocità molto basse (5-50 rpm) ma coinvolgono l’intero volume del serbatoio grazie alla loro prossimità alle pareti.

Schema flusso assiale e radiale nella miscelazione industriale

Schema flusso assiale e radiale nella miscelazione industriale

Girante elica tripala marina in PVDF per agitatore veloce EV

Girante elica tripala marina in PVDF per agitatore veloce EV

Girante tipo Cowles per agitatore ad alto shear serie EVK

Agitatori veloci e agitatori lenti: la classificazione Nuova Darimpianti

Nuova Darimpianti classifica i propri agitatori in due famiglie principali basate sulla velocità di rotazione, ciascuna progettata per un campo di applicazione specifico.

Serie veloce: EV, EVK, EVL, KVL

Gli agitatori della serie veloce operano a velocità di rotazione elevate (tipicamente da 300 a 1.400 rpm) e montano giranti di diametro relativamente piccolo rispetto al serbatoio.

La serie EV è l’agitatore veloce standard con girante elica tripala marina, ideale per miscelazione omogenea, diluizione e neutralizzazione di fluidi a bassa e media viscosità. La serie EVK è dotata di lanterna in alluminio con cuscinetto e giunto autoallineante in alluminio 7075, con motore elettrico o pneumatico e girante elica marina tripala. La serie EVL è dotata di lanterna in alluminio con cuscinetto singolo o doppio e giunto flessibile o in alluminio 7075, e può montare elica marina, turbina a pale dritte, emulsionatore o girante cowless. La serie KVL è la versione per carichi gravosi, con lanterna in ghisa (singola o doppia), cuscinetti a contatto obliquo DCS, collegamento con giunto o diretto e solo motore elettrico; monta le stesse giranti della serie EVL.

Tutti i modelli della serie veloce sono disponibili con albero e girante in PP, PVC, PVDF o acciaio AISI 316, e sono equipaggiati con motore elettrico trifase; alcune serie, come la EVK, sono disponibili anche con motore pneumatico, mentre la KVL è prevista solo con motore elettrico.

Serie lenta: EVR, EVRK, EVRL, KVRL

Gli agitatori della serie lenta operano a velocità di rotazione ridotte (da 5 a 380 rpm grazie al riduttore meccanico) e montano giranti di diametro maggiore, generando un flusso più dolce ma più penetrante nel volume del serbatoio.

La serie EVR è l’agitatore lento standard con girante quadripala a pale inclinate, progettato per miscelazione delicata, mantenimento in sospensione e ricircolo lento di fluidi sensibili allo shear. La serie EVRK abbina al riduttore una lanterna in alluminio per carichi medi con cuscinetto, e monta giranti quadripala a pale inclinate, dritte o ad alto flusso. La serie EVRL è la versione con riduttore e lanterna in alluminio per carichi elevati, con cuscinetto e le stesse giranti della EVRK. La serie KVRL è la versione per carichi pesanti, con albero flangiato e lanterna in ghisa con cuscinetto; monta da 2 a 4 giranti bipala o quadripala ed è disponibile con rivestimento in ebanite.

Il campo di utilizzo della serie lenta va da soluzioni viscose a sospensioni con solidi pesanti, dalla galvanica al trattamento acque.

Serie laterale: LVO e LRO

Per serbatoi di grande volume dove l’installazione dall’alto non è praticabile, Nuova Darimpianti offre agitatori laterali che si montano sulla parete del serbatoio. La serie LVO è la versione veloce, la serie LRO quella lenta con riduttore. Entrambe generano un flusso elicoidale all’interno del serbatoio che garantisce una miscelazione efficace anche in serbatoi cilindrici di grande diametro.

Dimensionamento pratico: i parametri da definire

Una volta scelto il tipo di girante, il dimensionamento dell’agitatore richiede la determinazione di quattro parametri fondamentali.

1. Diametro della girante

Il rapporto D/T (diametro girante / diametro serbatoio) è il primo parametro da fissare. Per agitatori veloci con giranti a flusso assiale, il rapporto tipico è 0,25-0,40. Per agitatori lenti con giranti a pale, il rapporto sale a 0,40-0,65. Per giranti tipo ancora o nastro, il rapporto raggiunge 0,90-0,98.

2. Velocità di rotazione

La velocità si sceglie in base al regime di Reynolds desiderato e al tipo di girante. Le giranti veloci (eliche, turbine) operano tra 300 e 1.400 rpm. Le giranti lente (pale inclinate) tra 20 e 380 rpm. Le giranti per alta viscosità tra 5 e 50 rpm.

3. Potenza del motore

La potenza necessaria si calcola attraverso il numero di potenza (Np), un coefficiente adimensionale caratteristico di ogni tipo di girante:

P = Np × ρ × N³ × D⁵

dove P è la potenza (W), Np il numero di potenza della girante, ρ la densità del fluido (kg/m³), N la velocità di rotazione (giri/s) e D il diametro della girante (m).

Il numero di potenza varia da girante a girante: per un’elica marina tripala è circa 0,3-0,5 in regime turbolento, per una turbina Rushton circa 4-6, per una girante a pale inclinate circa 1,2-1,5.

Un errore frequente è selezionare il motore guardando solo i kW nominali. Il parametro critico è la coppia all’albero (espressa in Nm), che determina la capacità dell’agitatore di vincere la resistenza del fluido. Per fluidi viscosi, un motore potente che gira veloce può avere meno coppia utile di un motore meno potente ma più lento dotato di riduttore.

4. Posizione di installazione e lunghezza dell’albero

L’agitatore deve essere posizionato correttamente nel serbatoio. Per giranti a flusso assiale, la distanza dal fondo del serbatoio dovrebbe essere pari a circa 1 diametro di girante. Per serbatoi alti con livello variabile, può essere necessario installare più giranti sullo stesso albero (la serie KVRL, ad esempio, ne monta da 2 a 4).

L’installazione eccentrica (con l’asse dell’agitatore spostato rispetto al centro del serbatoio) o inclinata è un’alternativa efficace ai frangiflutti (baffle) per prevenire il vortice centrale in serbatoi aperti.

La scelta del materiale in ambienti corrosivi

In ambienti dove il fluido è chimicamente aggressivo, il materiale dell’albero e della girante deve essere compatibile con il processo. Nuova Darimpianti produce agitatori con albero e girante lavorati dal massello CNC nei seguenti materiali termoplastici.

Il polipropilene (PP) è la scelta standard per acidi diluiti, basi, soluzioni saline e bagni galvanici fino a 80°C. Il PVC è indicato per ipoclorito di sodio e soluzioni a bassa temperatura. Il PVDF offre la resistenza chimica superiore per acidi concentrati, solventi e ambienti ossidanti fino a 100°C. Il PE-HD (polietilene ad alta densità) è utilizzato per applicazioni specifiche a bassa temperatura. 

La lavorazione dal massello su centri CNC garantisce l’assenza di tensioni interne e tolleranze dimensionali precise, un vantaggio critico per giranti che operano ad alte velocità di rotazione dove anche piccoli squilibri generano vibrazioni eccessive.

Errori comuni nella scelta dell’agitatore

L’esperienza nel settore permette di identificare alcuni errori ricorrenti nella selezione degli agitatori industriali.

Scegliere l’agitatore in base alla potenza del motore anziché analizzare il processo. Un agitatore da 5 kW con la girante sbagliata può miscelare peggio di uno da 1,5 kW con la girante corretta.

Ignorare la viscosità in fase di progetto. Molti processi prevedono variazioni di viscosità durante il ciclo (ad esempio durante una polimerizzazione o un riscaldamento). L’agitatore deve essere dimensionato per la condizione più gravosa.

Non considerare il livello variabile del serbatoio. Se il serbatoio viene riempito e svuotato con l’agitatore in funzione, la girante potrebbe trovarsi fuori dal liquido durante le fasi di basso livello, causando vibrazioni, aerazione indesiderata e usura accelerata.

Sottovalutare l’effetto dei frangiflutti. In serbatoi cilindrici con agitatori assiali, l’assenza di frangiflutti (baffle) provoca la formazione di un vortice centrale che riduce drasticamente l’efficacia della miscelazione e può inglobare aria nel fluido.

Per approfondire il tema dei materiali corretti, vedi anche la nostra guida Pompe per Acidi Corrosivi e l’articolo dedicato alle pompe a trascinamento magnetico.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra un agitatore veloce e un agitatore lento?

Un agitatore veloce opera tipicamente tra 300 e 1.400 rpm con una girante piccola rispetto al serbatoio (D/T 0,2-0,4) e genera un flusso turbolento intenso. Un agitatore lento opera tra 5 e 380 rpm con una girante più grande (D/T 0,4-0,65) e genera un flusso più dolce ma più esteso. La scelta dipende dalla viscosità del fluido e dal tipo di processo: veloce per miscelazione rapida di fluidi poco viscosi, lento per fluidi viscosi o sensibili allo shear.

Come si calcola la potenza necessaria per un agitatore?

La potenza si calcola con la formula P = Np × ρ × N³ × D⁵, dove Np è il numero di potenza della girante (un coefficiente che dipende dalla geometria), ρ la densità del fluido, N la velocità e D il diametro della girante. Il valore di Np si ricava da correlazioni sperimentali specifiche per ogni tipo di girante e regime di Reynolds.

Cosa succede se la viscosità del fluido cambia durante il processo?

L’agitatore deve essere dimensionato per la condizione più gravosa. Se la viscosità aumenta durante il processo (ad esempio in una reazione di polimerizzazione), è necessario un agitatore capace di generare coppia sufficiente anche alle viscosità massime. Un variatore di frequenza (inverter) può essere utile per adattare la velocità alle diverse fasi del processo.

Quali materiali sono adatti per agitare acidi in vasche galvaniche?

Per vasche galvaniche con acidi diluiti e soluzioni di sali metallici, il polipropilene (PP) è la scelta standard. Per bagni con acido cromico, acido fluoridrico o soluzioni fortemente ossidanti, il PVDF è necessario. Nuova Darimpianti produce alberi e giranti in PP, PVC, PVDF, PE-HD ed Ebanite, tutti lavorati dal massello CNC.

Nuova Darimpianti può dimensionare l'agitatore per la mia applicazione specifica?

Sì. Il dimensionamento corretto richiede informazioni su volume del serbatoio, tipo e proprietà del fluido, obiettivo del processo e condizioni operative. L’ufficio tecnico di Nuova Darimpianti analizza questi dati e propone la combinazione ottimale di serie, girante, materiale e motorizzazione per ogni applicazione.

Scegli l’agitatore giusto

La scelta di un agitatore industriale è un processo tecnico che richiede l’analisi di molteplici fattori: l’obiettivo del processo, le proprietà del fluido, il regime fluidodinamico desiderato, la geometria del serbatoio e le condizioni operative.

Nuova Darimpianti progetta e produce agitatori veloci (serie EV, EVK, EVL, KVL), lenti (serie EVR, EVRK, EVRL, KVRL) e laterali (serie LVO, LRO) in PP, PVC, PVDF e acciaio AISI 316, tutti con componenti lavorati dal massello su centri CNC. Ogni agitatore può essere configurato su misura per le esigenze specifiche dell’impianto.

    Pompe a Trascinamento Magnetico: Come Funzionano e Quando Sceglierle

    Pompe a Trascinamento Magnetico: Come Funzionano e Quando Sceglierle

    Pompe a Trascinamento Magnetico

    Funzionamento, Vantaggi e Applicazioni Industriali

    Pompe a Trascinamento Magnetico: Come Funzionano e Quando Sceglierle

    Ogni tenuta meccanica, per quanto ben progettata, è un compromesso: un punto di contatto tra una parte rotante e una parte fissa che prima o poi cederà. In un impianto che gestisce acido fluoridrico, solventi clorurati o fluidi tossici, quel “prima o poi” non è accettabile.

    Le pompe a trascinamento magnetico eliminano il problema alla radice. Non esiste tenuta meccanica, non esiste punto di contatto, non esiste possibilità di perdita. Il moto viene trasmesso alla girante attraverso un campo magnetico che attraversa una parete stagna, mantenendo il fluido completamente isolato dall’esterno.

    Questa guida tecnica spiega il principio di funzionamento delle pompe magnetiche, analizza vantaggi e limiti reali di questa tecnologia e aiuta a identificare le applicazioni dove il trascinamento magnetico rappresenta la scelta più sicura e conveniente.

    Pompa a trascinamento magnetico serie HTM in PVDF - Nuova Darimpianti

    Il principio di funzionamento: come si trasmette il moto senza contatto

    Schema funzionamento pompa a trascinamento magnetico con magnete esterno, bicchiere di contenimento e magnete interno

    Il cuore di una pompa a trascinamento magnetico è il sistema di accoppiamento che sostituisce la tradizionale tenuta meccanica sull’albero. Il meccanismo è elegante nella sua semplicità.

    I tre componenti chiave

    Il sistema è composto da tre elementi principali. Il magnete esterno (o trascinatore) è collegato all’albero del motore elettrico e ruota all’esterno del corpo pompa. Il magnete interno (o trascinato) è solidale con la girante ed è immerso nel fluido pompato. Tra i due si trova il bicchiere di contenimento (containment shell), una barriera stagna in materiale non magnetico che separa fisicamente la parte motrice dalla parte idraulica.

    Come avviene la trasmissione

    Quando il motore elettrico mette in rotazione il magnete esterno, il campo magnetico attraversa la parete del bicchiere di contenimento e mette in rotazione il magnete interno, che a sua volta trascina la girante. Non c’è alcun contatto fisico tra la parte asciutta (motore) e la parte bagnata (fluido). L’unica barriera tra il fluido e l’ambiente esterno è il bicchiere di contenimento, un componente completamente statico e quindi privo di usura meccanica.

    Questo principio garantisce una tenuta ermetica assoluta per tutta la vita della pompa, senza necessità di regolazioni, sostituzioni periodiche o lubrificazione esterna.

    Il ruolo del bicchiere di contenimento

    Il bicchiere di contenimento è il componente più critico dal punto di vista progettuale. Deve essere realizzato in un materiale che soddisfi contemporaneamente tre requisiti: trasparenza magnetica (non deve attenuare il campo), resistenza chimica al fluido pompato e resistenza meccanica alla pressione interna.

    Nelle pompe metalliche il bicchiere è tipicamente in Hastelloy o acciaio inox austenitico, ma questi materiali generano correnti parassite (eddy currents) che riducono l’efficienza e surriscaldano il fluido. Nelle pompe in materiale termoplastico come la serie HTM di Nuova Darimpianti, il bicchiere è in plastica tecnica, che non genera correnti parassite e offre un’eccellente resistenza chimica. Il risultato è un rendimento magnetico superiore e nessun riscaldamento indotto nel fluido.

    Vantaggi concreti rispetto alle pompe con tenuta meccanica

    La scelta di una pompa magnetica non si riduce alla sola eliminazione della tenuta meccanica. I vantaggi si estendono alla sicurezza dell’impianto, ai costi operativi e alla qualità del processo.

    Zero emissioni fuggitive

    Le normative europee e italiane sulla sicurezza impiantistica (Direttiva ATEX, D.Lgs. 81/2008, normativa Seveso) impongono limiti sempre più stringenti sulle emissioni fuggitive. Ogni tenuta meccanica è una potenziale fonte di emissione. Le pompe magnetiche, non avendo alcun punto di passaggio dell’albero attraverso il corpo pompa, garantiscono il rispetto delle normative più restrittive senza bisogno di sistemi di monitoraggio aggiuntivi.

    In ambienti classificati ATEX (zone con presenza di atmosfere esplosive), l’assenza di qualsiasi punto di perdita riduce drasticamente il rischio di innesco e semplifica la valutazione del rischio.

    Riduzione dei costi di manutenzione

    La tenuta meccanica è il componente che richiede più manutenzione in una pompa centrifuga. La sua sostituzione comporta il fermo dell’impianto, lo smontaggio parziale della pompa e l’intervento di personale specializzato. In applicazioni con acidi concentrati, la tenuta meccanica richiede ispezioni e sostituzioni periodiche.

    Eliminando la tenuta meccanica, la pompa a trascinamento magnetico riduce i fermi per manutenzione programmata, elimina la necessità di tenere a magazzino ricambi per la tenuta, abbatte i costi di intervento tecnico e prolunga gli intervalli tra le revisioni generali. Il costo iniziale leggermente superiore della pompa magnetica viene tipicamente recuperato nel tempo grazie ai risparmi sulla manutenzione.

    Assenza di contaminazione del fluido

    Nelle pompe con tenuta meccanica, le facce della tenuta rilasciano microscopiche particelle di usura nel fluido pompato. In applicazioni farmaceutiche, nel trattamento delle acque ultra-pure e nella produzione di semiconduttori, questa contaminazione è inaccettabile.

    Le pompe magnetiche, non avendo parti di strisciamento a contatto con il fluido (ad eccezione dei cuscinetti di supporto della girante), garantiscono un livello di purezza del fluido significativamente superiore.

    Nessuna perdita di liquido di sbarramento

    Le pompe con doppia tenuta meccanica (come la versione a doppia tenuta flussata della serie PMC-2 di Nuova Darimpianti) richiedono un liquido di sbarramento che deve essere compatibile con il fluido di processo, mantenuto a pressione costante e periodicamente rabboccato o sostituito. La pompa magnetica elimina questa necessità, semplificando l’installazione e riducendo i consumabili.

    Limiti e precauzioni: quando la pompa magnetica non è la scelta giusta

    Nessuna tecnologia è universale. Le pompe a trascinamento magnetico hanno limiti specifici che devono essere valutati attentamente in fase di selezione.

    Il rischio del funzionamento a secco

    Il limite più critico delle pompe magnetiche è la sensibilità al funzionamento a secco. I cuscinetti interni della girante sono lubrificati e raffreddati dal fluido pompato. Se la pompa funziona senza fluido, anche per pochi minuti, i cuscinetti si surriscaldano e si danneggiano, e nel peggiore dei casi i magneti perdono le loro proprietà magnetiche a causa del calore (smagnetizzazione).

    Per prevenire questo problema è essenziale installare sensori di livello nel serbatoio di aspirazione, prevedere un dispositivo di protezione contro il marcia a secco (ad esempio un relè termico o un sensore di flusso) e non avviare mai la pompa con la mandata chiusa senza un bypass.

    Coppia trasmissibile e slittamento

    L’accoppiamento magnetico ha un limite di coppia massima trasmissibile. Se la resistenza del fluido supera questo limite — ad esempio per un blocco improvviso in mandata, un fluido troppo viscoso o un corpo estraneo nella girante — i magneti “slittano” e la trasmissione del moto si interrompe. Questo fenomeno, detto disaccoppiamento magnetico, protegge il motore da sovraccarichi ma richiede un intervento manuale per ripristinare il funzionamento.

    Per applicazioni con fluidi molto viscosi o con frequenti variazioni di carico improvvise, una pompa con tenuta meccanica può essere la scelta più indicata.

    Prevalenza e potenza

    A parità di dimensioni e potenza del motore, le pompe magnetiche sviluppano generalmente una prevalenza inferiore rispetto alle pompe con tenuta meccanica. Questo perché una parte dell’energia viene dissipata nell’accoppiamento magnetico (specialmente nei bicchieri metallici, meno nelle versioni in plastica). Per applicazioni che richiedono prevalenze elevate, è necessario selezionare una taglia di pompa maggiore o valutare le pompe verticali.

    Temperatura e fluidi con solidi in sospensione

    I magneti permanenti perdono potenza magnetica all’aumentare della temperatura. Oltre i limiti di temperatura del materiale e dei magneti, la coppia trasmissibile diminuisce significativamente. Inoltre, fluidi con particelle solide in sospensione possono danneggiare i cuscinetti interni più rapidamente rispetto a una pompa con tenuta meccanica.

    Le applicazioni ideali per le pompe a trascinamento magnetico

    Il trascinamento magnetico è la scelta tecnicamente superiore in tutti i casi dove la priorità è l’assenza assoluta di perdite. Ecco le applicazioni dove questa tecnologia esprime il massimo valore.

    Industria chimica e petrolchimica

    Il pompaggio di acidi concentrati (solforico, cloridrico, fluoridrico), solventi clorurati, basi forti e reagenti tossici è l’applicazione classica delle pompe magnetiche. La normativa Seveso classifica molti di questi fluidi come sostanze pericolose il cui rilascio deve essere prevenuto con ogni mezzo tecnicamente disponibile. Per approfondire vedi anche la nostra guida alle pompe per acidi corrosivi.

    Trattamento superficiale e galvanica

    Negli impianti galvanici, le vasche contengono soluzioni acide e basiche a temperatura controllata che devono essere trasferite senza contaminazione e senza perdite. La pompa magnetica è ideale per il ricircolo e il trasferimento tra vasche di bagni galvanici a base di acido cromico, solforico e fluoridrico.

    Industria farmaceutica e alimentare

    La purezza del fluido pompato è un requisito non negoziabile. Le pompe magnetiche, non rilasciando particelle dalla tenuta, soddisfano i requisiti di processi dove la contaminazione deve essere ridotta a zero.

    Trattamento acque e scrubber

    Il dosaggio e il trasferimento di reagenti chimici (ipoclorito di sodio, acido solforico per correzione pH, polielettroliti) in impianti di trattamento acque richiede pompe affidabili e prive di perdite, specialmente in installazioni all’aperto o in ambienti non presidiati. Per applicazioni di pompaggio da vasca interrata è spesso preferibile una pompa verticale serie VSK.

    Produzione di semiconduttori

    Le acque ultra-pure e i reagenti chimici utilizzati nella produzione di chip devono essere trasferiti senza alcuna contaminazione ionica. Le pompe magnetiche in PVDF sono lo standard di settore per queste applicazioni.

    La serie HTM di Nuova Darimpianti: trascinamento magnetico in termoplastico

    La serie HTM è la pompa centrifuga orizzontale a trascinamento magnetico progettata e prodotta da Nuova Darimpianti specificamente per fluidi corrosivi e pericolosi.

    Costruzione dal massello CNC

    A differenza della maggior parte delle pompe magnetiche presenti sul mercato, realizzate per stampaggio a iniezione, la serie HTM è prodotta mediante lavorazione dal massello: ogni componente — corpo pompa, girante, bicchiere di contenimento — viene ricavato da un blocco pieno di polimero su centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi.

    Questo metodo produttivo garantisce l’assenza di tensioni interne residue nel materiale (che nei pezzi stampati possono causare fessurazioni sotto stress chimico), tolleranze dimensionali di precisione che assicurano un accoppiamento ottimale tra magneti e bicchiere, e spessori uniformi e controllati che massimizzano la resistenza alla pressione interna.

    Materiali disponibili

    La serie HTM è disponibile in due materiali termoplastici, PP e PVDF. Il polipropilene (PP) è indicato per acidi diluiti, soluzioni saline e basi a temperature fino a 80°C ed è la scelta più economica per fluidi non ossidanti. Il PVC non è previsto per la serie HTM: per ipoclorito di sodio e soluzioni a temperatura ambiente si utilizzano pompe con tenuta meccanica in PVC. Il PVDF offre la massima resistenza chimica per acidi concentrati, solventi e fluidi ossidanti fino a 90°C.

    Caratteristiche tecniche principali

    La serie HTM copre portate da pochi litri al minuto fino a flussi industriali significativi, con prevalenze adeguate alle applicazioni di trasferimento e ricircolo. Il bicchiere di contenimento in plastica tecnica elimina le perdite per correnti parassite tipiche dei bicchieri metallici, migliorando il rendimento complessivo della pompa.

    Ogni pompa HTM può essere configurata su misura in termini di dimensioni degli attacchi, tipo di materiale e potenza del motore, grazie alla flessibilità della produzione CNC dal massello.

    Come scegliere tra pompa magnetica e pompa con tenuta meccanica

    La decisione tra trascinamento magnetico e tenuta meccanica non è sempre immediata. Ecco i criteri pratici per orientarsi.

    Scegli la pompa a trascinamento magnetico (HTM) quando: il fluido è tossico, cancerogeno o altamente pericoloso; le normative richiedono zero emissioni fuggitive; il fluido tende a cristallizzare (la cristallizzazione distrugge le tenute meccaniche); l’impianto non è presidiato continuamente e non si possono tollerare perdite; i costi di manutenzione della tenuta meccanica sono elevati.

    Scegli la pompa con tenuta meccanica (PMC-1 o PMC-2) quando: servono prevalenze elevate che la versione magnetica non raggiunge; il fluido contiene solidi in sospensione che danneggerebbero i cuscinetti della pompa magnetica; la temperatura supera i limiti dei magneti; si verificano frequenti variazioni di carico o condizioni di processo instabili; il fluido ha una viscosità elevata.

    Soluzione intermedia — doppia tenuta flussata (PMC-1 o PMC-2): se il fluido è pericoloso ma le condizioni operative non sono compatibili con una pompa magnetica, le serie PMC-1 e PMC-2 in versione con doppia tenuta flussata offrono un livello di sicurezza elevato, con il liquido di sbarramento che funge da barriera aggiuntiva contro le perdite.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza principale tra una pompa a trascinamento magnetico e una pompa con tenuta meccanica?

    La differenza fondamentale è che nella pompa magnetica non c’è alcun passaggio dell’albero attraverso il corpo pompa. Il moto viene trasmesso attraverso un campo magnetico che attraversa una parete stagna (il bicchiere di contenimento). Questo elimina completamente il rischio di perdite, che nella pompa con tenuta meccanica dipende dall’integrità delle facce della tenuta.

    Le pompe a trascinamento magnetico consumano più energia?

    Nelle versioni con bicchiere di contenimento metallico, sì: le correnti parassite generano una perdita di potenza del 5-15%. Nelle pompe con bicchiere in materiale plastico, come la serie HTM di Nuova Darimpianti, le perdite magnetiche sono trascurabili e il rendimento è paragonabile a quello di una pompa con tenuta meccanica.

    Cosa succede se la pompa magnetica funziona a secco?

    Il funzionamento a secco è il principale rischio per le pompe magnetiche. Senza fluido a lubrificare i cuscinetti interni, si verifica un rapido surriscaldamento che può danneggiare i cuscinetti e, nei casi più gravi, smagnetizzare i magneti. È indispensabile prevedere protezioni contro il marcia a secco (sensori di livello, relè termici, sensori di flusso).

    Per quali fluidi è consigliata la pompa a trascinamento magnetico?

    Per tutti i fluidi dove una perdita sarebbe inaccettabile: acidi concentrati (solforico, cloridrico, fluoridrico, nitrico), solventi tossici, fluidi cancerogeni, reagenti costosi, fluidi che cristallizzano e soluzioni farmaceutiche che richiedono purezza assoluta.

    La serie HTM può essere personalizzata?

    Sì. Essendo prodotta dal massello con lavorazione CNC, la serie HTM può essere configurata in termini di materiale (PP o PVDF), dimensioni degli attacchi, portata e prevalenza. Nuova Darimpianti progetta soluzioni personalizzate per esigenze specifiche di impianto.

    La scelta sicura per fluidi che non ammettono compromessi

    Le pompe a trascinamento magnetico non sono la soluzione per ogni applicazione, ma quando il fluido è pericoloso, tossico o corrosivo e la perdita zero non è un optional ma un requisito, rappresentano la tecnologia più affidabile disponibile.

    La serie HTM di Nuova Darimpianti combina il principio del trascinamento magnetico con la lavorazione dal massello CNC in materiali termoplastici, offrendo una pompa priva di perdite, resistente alla corrosione e costruita con tolleranze di precisione superiori allo stampaggio.

      Pompe per Acidi Corrosivi: Come Scegliere Materiale e Tipologia

      Pompe per Acidi Corrosivi: Come Scegliere Materiale e Tipologia

      Pompe per Acidi Corrosivi:
      Come Scegliere Materiale e Tipologia

      Guida alla scelta delle pompe per acidi corrosivi

      Il trasferimento di acidi è una delle operazioni più critiche in qualsiasi impianto chimico, galvanico o farmaceutico. Una scelta sbagliata del materiale o della tipologia di pompa non comporta solo un guasto meccanico: può provocare sversamenti pericolosi, fermi impianto costosi e, nei casi peggiori, rischi per la sicurezza degli operatori.

      Il problema è che non esiste una pompa universale per tutti gli acidi. L’acido solforico concentrato al 98% richiede un approccio completamente diverso rispetto a una soluzione diluita di acido cloridrico al 5%. Temperatura, concentrazione, presenza di particelle solide e portata richiesta sono tutti fattori che influenzano la scelta.

      In questa guida tecnica analizziamo i criteri fondamentali per selezionare la pompa più adatta a ogni tipo di acido corrosivo, confrontando materiali termoplastici e tipologie costruttive.

      Perché le pompe metalliche non bastano per gli acidi

      Le pompe in acciaio inox (AISI 316) vengono spesso considerate la scelta “sicura” per applicazioni chimiche. In realtà, l’acciaio inossidabile ha limiti significativi quando si tratta di acidi:

      • L’acido cloridrico attacca l’acciaio inox già a concentrazioni molto basse, provocando corrosione per vaiolatura (pitting) che deteriora rapidamente la girante e il corpo pompa.
      • L’acido solforico concentrato a temperature superiori a 50°C causa corrosione generalizzata anche sui gradi più resistenti.
      • L’acido fluoridrico è incompatibile con qualsiasi lega a base di ferro.

      Inoltre, la corrosione metallica contamina il fluido pompato con ioni metallici, un problema inaccettabile nell’industria farmaceutica, nel trattamento delle acque potabili e nella produzione di semiconduttori.

      Per queste ragioni, le pompe in materiali termoplastici rappresentano la soluzione più affidabile e spesso più economica per il pompaggio di acidi corrosivi.

      I tre materiali termoplastici a confronto: PP, PVC e PVDF

      Polipropilene (PP)

      il materiale più versatile

      Il polipropilene è il materiale termoplastico più utilizzato nella costruzione di pompe per fluidi corrosivi, e per buone ragioni. Offre un’eccellente resistenza alla maggior parte degli acidi diluiti, alle soluzioni saline e alle basi, con una temperatura operativa massima di 80-90°C.

      Il PP è la scelta ideale per acidi e basi diluiti in ambiente non ossidante, soluzioni galvaniche a base di acido solforico diluito, soluzioni saline e bagni di decapaggio, e processi dove il costo del materiale è un fattore critico.

      Il limite principale del polipropilene è la scarsa resistenza agli agenti ossidanti forti (come l’acido nitrico concentrato e l’acqua ossigenata ad alta concentrazione) e ai solventi organici clorurati.

      PVC

      lo specialista delle basse temperature

      Il PVC offre una resistenza chimica simile al PP per molti acidi, con un vantaggio specifico: è il materiale d’elezione per l’ipoclorito di sodio, un reagente largamente usato nel trattamento acque e negli impianti galvanici.

      La temperatura operativa massima è però limitata a 60°C, il che ne restringe l’uso a processi a temperatura ambiente o leggermente superiore. Il PVC non è adatto a solventi organici e idrocarburi aromatici.

      Le applicazioni tipiche includono scrubber per l’abbattimento fumi, vasche di contenimento e circuiti di dosaggio di ipoclorito di sodio.

      PVDF

      la resistenza chimica superiore

      Il polivinilidene fluoruro è il materiale termoplastico più performante per applicazioni con acidi aggressivi. La presenza di atomi di fluoro nella catena polimerica garantisce legami chimici più stabili, offrendo una resistenza eccezionale agli acidi forti concentrati.

      Il PVDF resiste all’acido solforico fino al 98% di concentrazione, all’acido cloridrico a qualsiasi concentrazione, all’acido nitrico concentrato e agli agenti ossidanti forti. La temperatura operativa massima raggiunge i 100°C, con buona stabilità dimensionale sotto carico.

      Il costo superiore rispetto a PP e PVC è giustificato dalla maggiore durata in ambienti estremi e dalla riduzione dei fermi impianto per manutenzione.

      Il PVDF è la scelta obbligata per pompe a trascinamento magnetico che gestiscono acidi concentrati, trasferimento di acido solforico concentrato a temperatura elevata, processi farmaceutici dove la purezza è critica e applicazioni con acido fluoridrico.

      Tabella di confronto rapido

      Proprietà

      PP

      PVC

      PVDF

      Temp. max operativa

      80-90°C

      60°C

      100°C

      Acido solforico diluito

      Ottimo

      Buono

      Ottimo

      Acido solforico concentrato

      Scarso

      Scarso

      Ottimo

      Acido cloridrico

      Buono

      Buono

      Ottimo

      Acido nitrico

      Scarso

      Scarso

      Buono

      Ipoclorito di sodio

      Buono

      Ottimo

      Buono

      Solventi organici

      Scarso

      Scarso

      Discreto

      Costo relativo

      Basso

      Basso

      Alto

      Lavorabilità CNC

      Ottima

      Buona

      Buona

      Le tipologie di pompe per acidi: quale configurazione scegliere

      Pompe centrifughe orizzontali con tenuta meccanica

      Le pompe centrifughe orizzontali sono la tipologia più diffusa per il trasferimento di fluidi corrosivi. Il fluido entra assialmente nella girante e viene accelerato verso l’esterno per effetto della forza centrifuga, generando portata e prevalenza.

      La tenuta meccanica è il componente più critico: è il punto di contatto tra la parte rotante (albero) e quella fissa (corpo pompa), e deve impedire qualsiasi fuoriuscita di fluido. Le tenute singole sono adeguate per fluidi a bassa pericolosità, mentre la doppia tenuta flussata aggiunge una barriera di sicurezza con un liquido di sbarramento tra le due facce della tenuta.

      Le pompe della serie PMC di Nuova Darimpianti sono realizzate con corpo e girante lavorati dal massello (blocco pieno di polimero) su centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi, un metodo che garantisce tolleranze dimensionali superiori e una resistenza alle pressioni interne più elevata rispetto alle pompe ottenute per stampaggio. Entrambe le serie PMC-1 e PMC-2 sono disponibili con tenuta meccanica singola o con doppia tenuta flussata, quest’ultima consigliata per la massima sicurezza nel pompaggio di acidi concentrati e liquidi pericolosi; la PMC-2 è la versione monoblocco per portate elevate.

      Pompe a trascinamento magnetico: zero perdite

      Le pompe a trascinamento magnetico eliminano completamente la tenuta meccanica. Il moto viene trasmesso dall’albero del motore alla girante attraverso una coppia di magneti separati da un bicchiere di contenimento stagno. Non c’è alcun contatto fisico tra la parte motrice e il fluido.

      Questa soluzione garantisce la totale assenza di perdite, un vantaggio decisivo quando si pompano acidi concentrati, solventi tossici o fluidi con tendenza alla cristallizzazione che danneggerebbe una tenuta meccanica tradizionale.

      La serie HTM di Nuova Darimpianti è una pompa centrifuga orizzontale a trascinamento magnetico disponibile in PP e PVDF, progettata specificamente per acidi forti, fluidi pericolosi e applicazioni dove la sicurezza è prioritaria.

      I limiti delle pompe magnetiche includono la sensibilità al funzionamento a secco (che può smagnetizzare i magneti) e una prevalenza generalmente inferiore rispetto alle pompe con tenuta meccanica a parità di potenza.

      Pompe verticali: ideali per installazione su vasca

      Le pompe verticali vengono installate direttamente sul bordo del serbatoio o della vasca, con l’albero e la girante immersi nel fluido. Questa configurazione elimina il problema della tenuta meccanica in quanto non c’è passaggio del fluido attraverso guarnizioni esterne.

      La serie VSK di Nuova Darimpianti è una pompa verticale a sbalzo senza boccole di guida: l’assenza di parti di strisciamento a contatto con il liquido riduce drasticamente l’usura, rendendola ideale per fluidi con solidi in sospensione o particelle abrasive.

      Le pompe verticali sono particolarmente adatte per vasche galvaniche, serbatoi di stoccaggio acidi, sistemi di ricircolo scrubber e applicazioni dove lo spazio a pavimento è limitato.

      Pompe da travaso per fusti

      Per lo svuotamento di fusti e contenitori, servono soluzioni portatili e maneggevoli. Le pompe da travaso in PP e PVDF permettono il trasferimento sicuro di acidi e basi da fusti industriali senza necessità di ribaltamento, riducendo il rischio di sversamenti.

      Come dimensionare la pompa: i parametri fondamentali

      La scelta del materiale e della tipologia non è sufficiente: la pompa deve essere correttamente dimensionata per le condizioni operative dell’impianto.

      I parametri chiave sono:

      • la portata, ovvero il volume di fluido da trasferire nell’unità di tempo, espressa in litri/minuto o metri cubi/ora
      • la prevalenza, cioè l’energia che la pompa deve fornire al fluido per vincere le perdite di carico del circuito e il dislivello geometrico, espressa in metri di colonna di liquido
      • e l’NPSH (Net Positive Suction Head), il parametro che determina se la pompa può aspirare il fluido senza che si verifichi cavitazione.

       

      La cavitazione è un fenomeno distruttivo che si verifica quando la pressione in aspirazione scende al di sotto della tensione di vapore del fluido, causando la formazione e il collasso violento di bolle di vapore sulla girante. In una pompa in plastica, la cavitazione può erodere la girante in tempi molto rapidi.

      Un errore comune è dimensionare la pompa considerando solo la potenza del motore in HP o kW. Il parametro critico è in realtà la coppia trasmessa all’albero, che determina la capacità della pompa di vincere la resistenza del fluido. Per fluidi viscosi o densi, una pompa con motore potente ma coppia insufficiente non funzionerà correttamente.

      Un errore comune è dimensionare la pompa considerando solo la potenza del motore in HP o kW. Il parametro critico è in realtà la coppia trasmessa all’albero, che determina la capacità della pompa di vincere la resistenza del fluido. Per fluidi viscosi o densi, una pompa con motore potente ma coppia insufficiente non funzionerà correttamente.

      Come dimensionare la pompa: i parametri fondamentali

      Per semplificare la scelta, ecco le combinazioni materiale-tipologia più comuni per i principali acidi industriali:

      • \Acido solforico (H₂SO₄):

      Per concentrazioni fino al 70% e temperature fino a 80°C la scelta è PP con pompa centrifuga orizzontale (serie PMC). Per concentrazioni superiori al 70% o temperature elevate è necessario il PVDF, preferibilmente con pompa a trascinamento magnetico (serie HTM) per eliminare il rischio di perdite.

      • \Acido cloridrico (HCl):

      A qualsiasi concentrazione il PVDF offre la migliore resistenza. Per soluzioni diluite a temperatura ambiente il PP è un’alternativa economica valida. La pompa verticale (serie VSK) è ideale per l’aspirazione diretta da vasca.

      • \Acido nitrico (HNO₃):

      Essendo un forte ossidante, l’acido nitrico attacca il PP. Il PVDF è il materiale d’obbligo per concentrazioni superiori al 40%. Per soluzioni diluite il PVC può essere adeguato fino a 60°C.

      • \Ipoclorito di sodio (NaClO):

      Il PVC è il materiale preferito per l’ipoclorito di sodio. Pompe verticali per il dosaggio da serbatoi di stoccaggio o pompe orizzontali PMC per circuiti di distribuzione.

      • \Acido fluoridrico (HF):

      Richiede esclusivamente PVDF con pompa a trascinamento magnetico (serie HTM) per la massima sicurezza. L’acido fluoridrico è altamente tossico e nessuna perdita è accettabile.

      Il vantaggio della lavorazione dal massello

      Un aspetto spesso sottovalutato nella scelta di una pompa per acidi è il metodo di fabbricazione del corpo pompa. La maggior parte dei produttori utilizza lo stampaggio a iniezione o il roto-stampaggio, processi che possono introdurre tensioni interne nel materiale e spessori non uniformi.

      Nuova Darimpianti produce i corpi pompa mediante lavorazione dal massello: ogni componente viene ricavato da un blocco pieno di polimero su centri di lavoro CNC a 3 e 5 assi.

      Questo metodo garantisce l’assenza di tensioni interne residue, tolleranze dimensionali di precisione millimetrica, spessori uniformi e controllati in ogni punto del corpo pompa e una resistenza alle pressioni interne superiore rispetto ai pezzi stampati.

      Il risultato è una pompa più robusta, più precisa e con una vita utile più lunga, particolarmente in applicazioni con acidi concentrati dove le sollecitazioni chimiche sono al massimo livello.

      Domande frequenti

      Quale materiale è migliore per l'acido solforico: PP o PVDF?

      Dipende dalla concentrazione. Il PP resiste bene fino al 70% circa a temperatura ambiente. Per concentrazioni superiori o temperature elevate, il PVDF è indispensabile per la sua superiore resistenza chimica ai forti ossidanti.

      Le pompe a trascinamento magnetico possono funzionare a secco?

      No, il funzionamento a secco è il principale rischio per le pompe magnetiche. L’assenza di fluido che lubrifica e raffredda i cuscinetti interni può causare il surriscaldamento e la smagnetizzazione dei magneti. È essenziale prevedere protezioni contro il marcia a secco.

      Ogni quanto va sostituita la tenuta meccanica su una pompa per acidi?

      La durata della tenuta dipende dal tipo di fluido, dalla temperatura e dal ciclo operativo. In ogni caso va prevista una manutenzione periodica della tenuta. Con la versione a doppia tenuta flussata, disponibile sia sulla serie PMC-1 sia sulla PMC-2, la barriera del liquido di sbarramento prolunga significativamente la vita della tenuta.

      Cosa succede se scelgo il materiale sbagliato?

      La corrosione chimica può manifestarsi come rigonfiamento del polimero, fessurazione da stress cracking, perdita di resistenza meccanica o, nei casi peggiori, rottura improvvisa del corpo pompa con sversamento del fluido. Per questo è fondamentale consultare le tabelle di compatibilità chimica prima di selezionare il materiale.

      Nuova Darimpianti può realizzare pompe su misura?

      Sì. Grazie alla produzione dal massello CNC, Nuova Darimpianti realizza pompe con configurazioni personalizzate in termini di materiale, dimensioni, attacchi e accessori. Ogni pompa può essere progettata sulle specifiche esigenze dell’impianto.

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      La selezione corretta di una pompa per acidi corrosivi richiede un’analisi attenta di quattro fattori: il tipo di acido e la sua concentrazione, la temperatura operativa, la portata e la prevalenza necessarie, e il livello di sicurezza richiesto.

      Nuova Darimpianti progetta e produce pompe centrifughe orizzontali (serie PMC-1 e PMC-2), pompe a trascinamento magnetico (serie HTM) e pompe verticali (serie VSK, VGA, VL) in PP, PVC, PVDF e PE-HD secondo la serie (ad esempio la HTM in PP e PVDF), tutte lavorate dal massello con tecnologia CNC.